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Ovidio


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autore
brano
 
Apuleio
Della magia, 69
 
originale
 
[69] eo scrupulo liberata cum a principibus uiris in matrimonium peteretur, decreuit sibi diutius in uiduitate non permanendum; quippe ut solitudinis taedium perpeti posset, tamen aegritudine[m] corporis ferre non poterat. mulier sancte pudica, tot annis uiduitatis sine culpa, sine fabula, assuetudine coniugis torpens et diutino situ uiscerum saucia, uitiatis intimis uteri saepe ad extremum uitae discrimen doloribus obortis exanimabatur. medici cum obstetricibus consentiebant penuria matrimonii morbum quaesitum, malum in dies augeri, aegritudinem ingrauescere; dum aetatis aliquid supersit, nubtiis ualitudinem medicandum. consilium istud cum alii approbant, tum maxime Aemilianus iste, qui paulo prius confidentissimo mendacio adseuerabat numquam de nubtiis Pudentillam cogitasse, priusquam foret magicis maleficiis a me coacta, me solum repertum, qui uiduitatis eius uelut quandam uirginitatem carminibus et uenenis uiolarem. saepe audiui non de nihilo dici mendacem memorem esse oportere; at tibi, Aemiliane, non uenit in mentem, priusquam ego Oeam uenirem, te litteras etiam, uti nuberet, scribsisse ad filium eius Pontianum, qui tum adultus Romae agebat. cedo tu epistolam uel potius da ipsi: legat, sua sibi uoce suisque uerbis sese reuincat. Estne haec tua epistola? quid palluisti? nam erubescere tu quidem non potes. estne tua ista subscribtio? -- recita quaeso clarius, ut omnes intellegant, quantum lingua eius manu discrepet, quantumque minor illi[s] sit mecum quam secum dissensio. --
 
traduzione
 
Liberata da questo scrupolo, richiesta in matrimonio da uomini tra i pi? ragguardevoli, decise di non restare pi? a lungo in vedovanza, perch?, se anche poteva sopportare il tedio della solitudine, il malessere del corpo sopportabile non era. Donna di irreprensibile pudicizia, in tanti anni di vedovanza, senza colpe, senza dicerie, ormai languente per disusanza del marito e afflitta dalla lunga astinenza, per il deperimento degli organi sessuali, assalita dai dolori, si riduceva in fin di vita. I medici con le levatrici consentivano che il morbo era prodotto dalla mancanza del marito e che il male cresceva di giorno in giorno, e si aggravava il travaglio. Mentre lo permetteva ancora l'et?, la medicina sarebbe stata il matrimonio. Questo consiglio fu dagli altri approvato, ma soprattutto da Emiliano, il quale, poco fa, con spudoratissima menzogna, affermava che Pudentilla non aveva mai pensato al matrimonio prima di essere costretta dai miei magici malefici, e che io solo fui trovato capace di violare con filtri e incantesimi quella, dir? cos?, verginit? della vedovanza. Spesso - e non senza ragione - ho sentito dire che il mentitore deve avere buona memoria. A te, Emiliano, non viene in mente che, prima che io venissi in Oea, tu, perch? lei sposasse, scrivesti anche una lettera al figlio suo Ponziano, che allora, maggiorenne, viveva in Roma. (Al segretario): Dai qua la lettera: anzi, consegnala a lui stesso ch'egli la legga, e con la sua voce e con le sue stesse parole si smentisca. (La lettera ? presentata ad Emiliano.) Dunque, ? tua questa lettera? Perch? quel pallore? Gi?, arrossire tu non puoi. ? tua la firma? (Emiliano resta impacciato e interdetto. Notata la confusione dell'avversario, Apuleio si rivolge ad uno del tribunale perch? dia lettura del documento.) Leggi pi? forte, ti prego, perch? tutti intendano quanto la lingua di quest'uomo discordi dalla sua mano e quanto egli dissenta pi? da s? che da me. (Prosegue la lettura.)
 

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